FdM Musica:
Quattro chiacchiere in libertà con “Il caffè dei treni persi”
Metti
su il Caffè!
Sarà l’amicizia pluriennale che mi lega allo “smilzo” Antonio (che
poi è l’Ucciu della nostra redazione, ndR); sarà che negli ultimi tre anni
gli unici concerti cui ho assistito sono i loro (sarà perché ancora sono
gratis?), ivi compreso uno assurdo a Baricella in cui temevo di essermi perso
nella brughiera, e Ucciu aveva il cellulare scarico... Sarà che dopo San Remo
avevo bisogno di credere che ci fosse ancora qualcuno innamorato della Musica!
Insomma, quale sia stato il motivo, ho deciso di intervistare
Il caffè dei treni persi, giovane
band del panorama bolognese con qualche tentacolo anche in Salento, grazie alle
origini miste dei suoi componenti.
E siccome abbiamo serenamente deciso che questa è un’intervista-marketta,
vi dò subito i loro contatti, così ci togliamo il pensiero.
Il Caffè ha un MySpace (www.myspace.com/caffedeitrenipersi),
una mail (caffedeitrenipersi@gmail.com)
e un omonimo contatto Facebook.
Ho ancora bene in mente l’ultimo concerto cui ho assistito, al Wolf, e il
loro tipico assetto da palco: Francesco Loro, voce e chitarra, al centro;
Gabriele Palumbo alla destra, Antonio Renna alla sinistra, a
ricomporre la Trinità, il Buono, il Brutto e il Cattivo (decidano loro
“chi interpreta chi”), il violino di Gabriele che rincorre il flauto di Antonio,
e viceversa, a sottolineare le acrobazie linguistiche e i virtuosismi
strumentali di Cesco... Poco più indietro, a completare il sestetto, visualizzo
il basso di Max Tortola, la chitarra di Giacomo Rubin e la
batteria di Stefano Robortella a scandire il tutto, un tutto che è una
miscela ammaliante fin dal primo ascolto.
Bene, ci siamo tutti. Possiamo cominciare!
Ve
l’avranno chiesto mille volte e vi sarete stufati, ma là fuori qualche
sprovveduto ancora non lo sa. Allora facciamo mille e uno: perché vi chiamate
così?
“Il
caffè dei treni persi è l’odore delle possibilità. Specialmente le possibilità
non colte, i giorni arresi. Per ogni tarlo c’è una cuccuma ribaltata, per ogni
perché c’è un caffè da treno perso”.
Scusi, può tradurre?
“Caffè dei treni persi è un espresso: è un viaggio verso il domani. È
stare seduti guardando fuori dal finestrino le forme del mondo mescolarsi, nel
fremito dell'arco sul violino. È il pestare la ruggine dei binari sempre dritti,
passo dopo passo nelle note di notte di un arpeggio... Oppure è il sapore amaro
che ti sveglia alla mattina e ti rinfaccia di non esser salito insieme a noi”.
Ah beh,
ora è chiaro... Restiamo un attimo sul nome. A me francamente piace, lo
considero molto... evocativo. Ma secondo voi il nome di una band è importante?
Cosa deve trasmettere?
“Più
che importante è difficile da scegliere, tanto che abbiamo impiegato mesi per
uscire dall'empasse sul nome (non
esagero). Preferiamo essere ricordati, e trasmettere qualcosa, con un verso. Il
nome della band è solo il biglietto da visita: basta non sceglierselo troppo
lungo, però! Per esempio noi siamo diventati progressivamente il caffè dei treni
persi, caffè dei treni persi, i treni persi , il caffè, fino a essere tagliati
dalla rassegna stampa del quotidiano a causa dell'eccessiva lunghezza del nome,
come ci è successo nel settembre scorso”.
Sulla
locandina del vostro penultimo concerto, quello del 24 gennaio scorso al
Wolf , c’è scritto che la vostra musica è “Folk-Pop-Acustico”. Non
me lo sto inventando, ho il poster in camera... Io ci aggiungerei anche qualche
pennellata di blues (non per niente uno dei vostri pezzi nuovi si chiama
Adamo blues). Vi riconoscete in questa
definizione?
“La
musica si divide in due gruppi: quella scadente che fa rimpiangere il silenzio e
quella buona che fa concorrenza al silenzio. La musica del
Caffè fa concorrenza al silenzio. Le etichette sono per chi ha il
cattivo gusto di avere ancora gusti, ma i gusti non esistono”.
Possiamo considerare De André il vostro padre putativo? Nei vostri concerti
eseguite delle cover meravigliose, mi vengono in mente
Volta la carta e
Il pescatore, ma l’elenco potrebbe
continuare... Faber ha influenzato
anche la vostra produzione “originale”?
“Abbiamo iniziato con le cover di De Andrè per amalgamare il gruppo, anche se il
progetto fin dall'inizio era sviluppare brani nostri. Inevitabilmente questo
grande cantautore lascia il segno e ciò è anche stato favorito da una certa
affinità tra la nostra concezione di musica e il suo modo di esprimersi.
Definirlo il nostro padre putativo... non arriva a tanto la nostra presunzione,
sarebbe un grande onore. Ci piace più immaginarlo come un nostro vecchio amico
con cui scambiare quattro chiacchiere davanti a un caffè”.
Se
poteste incontrarlo, oggi, cosa gli direste?
“Probabilmente qualcosa di stupido… Succede sempre così quando vuoi dire troppe
cose importanti…”.
Avete
altri “patrigni musicali”? O matrigne, perché no...
“Antonio è il fratello segreto di Ian Anderson… e gli altri sono i fratelli
segreti di Antonio…”.
Apriamo
ora la rubrica “conosciamoli meglio”. Cosa fanno i
Caffè nella vita, quando posano gli
strumenti?
“Antonio prova a non uccidere troppe persone in reparto, Francesco e Giacomo
stanno guadagnando appalti su appalti
immanicandosi con politici di dubbia moralità, Massimo prova tutte le
mattine a scendere dalla Futa per andare a lavorare ma a metà strada
ce la dà a mucchio e torna a letto,
Stefano spara a vista e Gabriele tenta invano di vincere in appello le cause per
omicidio colposo e corruzione dell’altra metà della band… Insomma, siamo dei
normali cittadini italiani…”.
Come vi
siete incontrati?
“Per
una serie di fortunate amicizie in comune… Il mondo è troppo piccolo per non
incontrarsi!”.
Essere
amici, in una band, frequentarsi anche una volta scesi dal palco, è un vantaggio
o uno svantaggio?
“Oltre
ad essere un vantaggio è anche e soprattutto un piacere. Le stesse prove si
avvicinano più a un appuntamento tra amici che a un incontro professionale. Ci
prendiamo sempre una mezz'oretta di spazio nel bel mezzo delle prove per cenare
assieme. Ognuno di noi prepara qualcosa da mangiare e ogni volta è un’autentica
gara culinaria, condita con le gag del
giullare di turno che racconta avventure e disavventure di ogni sorta, oltre che
un momento di organizzazione e pianificazione delle attività del gruppo”.
So che
Antonio è il responsabile dell’area
marketing e si occupa della promozione del gruppo, attraverso lo
spam cibernetico e la rottura di p***e porta a porta. In che altro
modo cercate di promuovervi? Per esempio: come si ottiene la possibilità di
suonare in un pub o in una piazza?
“In
realtà Antonio è solo quello mediaticamente più esposto poiché principale
spammer su internet. Tutti i componenti del gruppo si danno da fare
per promuoverlo. Non ci sono ruoli ufficiali, ognuno fa quello che può su più
fronti: curare il myspace e il gruppo
su facebook, consegnare demo nei
locali, inviarne alle radio, iscrivere il gruppo a concorsi per band emergenti,
vendere il nostro miniCD (ormai in esaurimento scorte), procacciare contatti,
ecc. Per suonare in un pub o in una piazza bisogna farsi conoscere, magari
attraverso il “demo”, garantire al gestore la presenza di un nutrito pubblico
e... trattare bene sull'ingaggio!”.
Ma i
Caffè sono più da pub o da piazza?
“Il Caffè si trova molto bene in spiaggia, soprattutto in quella
salentina”.
E sono
più salentini o emiliani?
“Come
diceva Emil Cioran, ‘Ogni uomo che si rispetti non ha terra. L’unica terra
possibile è la propria lingua’ ”.
Qualche
anno fa avete prodotto un “demo” con quattro tracce inedite, di cui custodisco
gelosamente una copia e che ho contribuito a smerciare tra amici e parenti.
Della percentuale che mi dovete parliamo dopo... Ora vorrei sapere: visto che
negli anni avete composto altri brani, anche molto belli, come mai non siete
ancora riusciti a fare un cd?
“Noi
crediamo nei miracoli ed abbiamo deciso di percorrere una strada alternativa
piuttosto che produrre in modo totalmente indipendente un album. Con l’aiuto del
cantautore Germano Bonaveri stiamo incidendo un nuovo EP di tre pezzi che dovrà
fungere da ulteriore biglietto da visita per alcune case di produzione. Abbiamo
già acceso i ceri a San Gennaro. Tu ne puoi accendere un altro”.
Siete
musicalmente molto preparati: Antonio è diplomato in flauto, Gabriele c'è quasi
e suona il violino manco fosse Il diavolo
(titolo di un altro brano dei Caffè, ndR)
in persona, Francesco scrive dei testi talmente poetici e criptici che sarà
pieno di donne adoranti... e mi fermo qui se no esagero in piaggeria! Insomma,
siete bravi! È per questo che non siete famosi?
“Noi
non vogliamo essere famosi. Vogliamo un seguito di ascoltatori competenti.
Quindi sì: non saremo mai famosi!”.
Qualcuno vi ha mai definito “di nicchia”?
“Oggi è
di nicchia anche la vita di qualità, figuriamoci la musica, un bisogno del tutto
secondario per otto persone su dieci”.
L’avete
menato?
“Per
averci fatto un complimento?”.
A parte
gli scherzi... Cosa vorrebbe dire essere “di nicchia”?
“Vorrebbe dire che non ti si fila nessuno e che non metti su una lira... ma
anche che non sei DJ Francesco e che non vai a San Remo a rovinare l'immagine
culturale che artisti veri ci avevano fatto guadagnare”.
Eppure
c’è qualcuno che vi apprezza, a parte me e la redazione di FdM... So che avete
avuto qualche passaggio radiofonico, a livello locale (su Radio Kairos,
Radio EmiliaRomagna e Radio International), ma anche su
Radio Uno, in un concorso per
cantautori e band emergenti... Parliamone!
“Noi
facciamo la musica che piace a noi. Siamo onorati che piaccia ad altra gente e
magari se avessimo dei canali promozionali adeguati potremmo raccogliere
ulteriori consensi. Per questo ci fa piacere quando riceviamo proposte di
passaggi radiofonici o di recensioni da parte di radio e riviste del settore e
insistiamo affinché ci notino nell'ambiente radiofonico. È stato merito di Max
che ha inviato il nostro demo alla trasmissione Demo Radio di Radio
Uno, se ci hanno selezionati e mandati in onda sia a novembre che a gennaio
nella puntata che raccoglieva le migliori selezioni dei tre mesi precedenti. E
ora siamo in buona posizione anche nella classifica delle band emergenti sul
sito di Radio Uno grazie alle costanti votazioni (che sono tuttora aperte
fino al 31 marzo, trovate tutte le coordinate per votarci sul nostro omonimo
gruppo facebook) di tutti i nostri
sostenitori”.
Eccolo,
è venuto fuori il markettaro di Antonio! A proposito di promozione... Facebook,
MySpace, You Tube: dunque oggi è necessario vendere l’anima al diavolo, per
sopravvivere? Quali alternative ci sono, per farsi conoscere dal pubblico?
“Senz'altro sono canali di promozione a basso costo molto utili, in grado di
raggiungere con semplicità un alto numero di persone. Un altro fantastico
strumento promozionale è il passaparola, fondamentale per rendere partecipativo
il pubblico”.
Ma in
Italia, oggi, si può vivere di musica?
“Come
ha detto, in modo memorabile, il nostro direttore artistico Germano Bonaveri,
‘Tu sei ciò che decidi di essere. Hai deciso di vivere solo con la musica?
Intanto trovati al posto giusto al momento giusto nella band giusta. Poi inizia
a prostituirti...’. È molto bello il film-documentario degli
Anvil del 2009, a riguardo. Visione obbligatoria!”.
Se
foste nati e cresciuti altrove, e vi foste chiamati per esempio “Lost Trains
Coffee” (che tra l’altro è quasi meglio
del vostro nome, ndR ), sarebbe stato più facile emergere? In sostanza, qui
ne capiamo di musica o no?
“È solo
una questione numerica. Se fossimo nati negli Stati Uniti avremmo avuto un
potenziale pubblico di 300 milioni di persone, invece che di 60. Quindi più
probabilità. In Italia sono nate e morte delle ottime realtà. Ma siamo tutti
troppo distratti”.
Pupo e
il principe savoiardo secondi a San Remo. Secondo me non ne capiamo nulla di
musica...
“Infatti…
non capiamo proprio perché non li abbiano fatti vincere...”.
Ma voi,
ci andreste a San Remo?
“Potremmo proporre un duetto col savoiardo! Savoiardo e Caffè… praticamente un
tiramisù!”.
E a
X-factor?
“Guarda, che ci siano ragazzi bravi che escano dai talent show non è in
dubbio, quello che rattrista è pensare che molti ragazzi pensino che sia l’unico
modo per fare musica. Ragazzi la vita non è una sfida! E la musica men che
meno!!!”.
Esiste
una vita dopo il televoto?
“La
tele-vita...”.
Dai,
facciamo un altro po’ di promozione... Prossimi concerti? Io vengo anche in
trasferta, lo sapete...
“Sicuramente l'11 marzo alla festa del Gruppo Prometeo non potrai mancare. Poi
stiamo lavorando per suonare il 25 aprile a Montesole, il 27 a Bologna, il 4
maggio a Firenze e la prossima estate sicuramente in Salento”.
E
questo primo cd, lo facciamo?! La redazione di FdM vi appoggia, sarebbe disposta
anche a fare una specie di azionariato popolare per produrlo, come suggerito da
Pif...
“Ci
sono un po’ di cose in ballo… Portate pazienza e proveremo a non deludervi!”.
Antonio
ha commesso l’errore di passarmi gli mp3 del vostro concerto a Calimera, in
Salento, dell’estate scorsa... Posso masterizzarli in un cd e venderlo a 5 euro?
“Sarebbe solo pubblicità a nostro vantaggio e se ti beccassero senza i bollini
SIAE avresti non poche gatte da pelare!”.
Cosa
faranno i Caffè da grandi?
“Apriranno l’osteria da ‘Il caffè dei treni persi: specialità crescentine alla
finocchiona’. Cucina Gabriele”.
Il mio
sogno nel cassetto è salire sul palco con voi e cantare il vostro brano
La conta in coppia con Francesco... Il
vostro qual è?
“Sei
rovinato! Ci vediamo l’11…”.